mercoledì 24 luglio 2013

Donna da sfoggio...

Prima di insultare leggete bene... poi insultate pure :p
Vediamo se riesco a metter giù sto concetto a prima vista "oltraggioso".
La Donna da Sfoggio esiste (conosciute solo due) e non è per nulla facile starle vicino perchè in realtà non sei te che la sfoggi (pare un'oggetto lo so....), ma è Lei che si sfoggia da se.
Praticamente trattasi di donna, bella esteriormente ma soprattutto consapevole di piacere agli uomini, carismatica, sicura (esteriormente), che se la ride e sa far ridere, che regge una qualsiasi conversazione a due ed allo stesso tempo sa stare con disinvoltura in mezzo ai gruppi, dove, senza nessun sforzo o forzatura ne diviene l'elemento aggregante non che punto focale.
V'è piaciuta la descrizione?
Tutto bello no? (se ci vedete qualcosa di brutto, mi son spiegato male sicuramente)... ok il problema è riuscir a starle vicino (son avaro di termini in questo caso... volutamente) senza esserne gelosi e per gelosia intendo, sia quella tipica (più comune a tutti) tra uomo e donna... del tipo "Te sei mia e guai a chi solo ti guarda....", sia quella più personale, cioè sentirsi offuscati dalla sua personalità.
Quindi di fondo se si è decisamente sicuri di se stessi (o nel caso in cui vi sia....del rapporto che ci lega alla "Donna da sfoggio") ci troviamo (noi omini... scodinzolanti) difronte alla donna/compagna perfetta (a mio parere... sempre e solo a mio parere).
Di mio mi ci son accompagnato per quasi 7 anni con una "Donna da sfoggio" in erba....e mi son sempre divertito, ricordo benissmo quando si andava in giro a piedi e dopo un po che iniziavo a vedere gli sguardi che le se incollavano furtivi (mettetela come vi pare... non ho la faccia, ne la struttura per esser minaccioso, ma comunque un minimo da repellente per i meno spudorati lo facevo), prendevo rallentavo e la lasciavo camminare da sola per divertirmi anche ad ascoltare i vari commenti dei passanti (naturalmente poi li riportavo pure.... almeno ci si rideva insieme).
Questo in giro, ma visto che io seduto ad un tavolo mi diverto a passar in rassegna un po tutto, mi "stupiva" come le serate in gruppo finissero con la "Donna sfoggio" che si destreggiava tra una battuta al "peperoncino" e un discorso di medicina o politica nel giro di tre secondi e li vedevi le mascelle delle persone uomini e donne cadere a terra.
Il tutto per dire cosa? Nulla di che era solo una riflessione uscita nuovamente fuori questi giorni.
Personalmente una "Donna da sfoggio" me la terrei stretta (non troppo che sono claustrofobiche).



venerdì 19 luglio 2013

chi mangia mais.... non prende pesci ....

Questa notte, avrò bevuto in poco più di un'ora, non so quanta acqua (la pizza di sera ogni tanto fa questo effetto..... a chi non se fa altri :p ).
Non facevo altro che...
alzarmi........, 
aprire il frigorifero......., 
bere........., 
uscire fuori in terrazza.........., 
fumare.........., 
tornare dentro casa......., 
tuffarmi sul divano.......,
giocare e/o scrivere sul cellulare e/o vedere cazzate in televisione.....
Poi ad un certo punto mi accorgo che in frigo c'è anche....... e la memoria torna al passato (ma prima mi son munito di cucchiaino e l'ho riempito 3 o 4 volte).....

Non sono mai stato un patito di pesca o caccia, però quando ero più giovane (piccolo?.... 11 anni nel caso
di questo ricordo... o poco meno), avevo uno zio (è ancora vivo... tranquilli non parlo di morti :p ) che era un vero patito/esperto di pesca ed ogni tanto l'estate si caricava me, mio fratello (3 anni più piccolo di me) qualche altro cugino/cugina e ci portava tutti a pesca.
Bello. Mi piaceva, tutta la preparazione delle canne (devo specificare....da pesca?... no vero?), le liti tra noi ragazzini a chi aspettava quella più bella e nuova, la scelta dei galleggianti e poi la sorpresa di sapere cosa avremmo usato per esca.
Una volta sbrigate tutte queste pratiche (il giorno prima di norma) si andava a pesca, delle volte al fiume, altre al lago ed altre ancora a qualche laghetto di pesca sportiva.
Quel giorno andammo al laghetto artificiale di pesca sportiva, ognuno pronto con la sua canna, eravamo tutti in trepida attesa di capire quale esca servisse questa volta (bigattini, pasture varie, esce artificiali) e a sorpresa mio zio tiro fuori due scatolette di mais (quello classico da insalata di riso... insomma già cotto e inscatolato) le apre e ci fa: "il mais è ottimo per le carpe, ne mette due chicchi sull'amo e lanciate).
In realtà il come e quanto mais mettere era solo per me e mia cugina più grandi ed autosufficienti (cazzate, mi son bucato duemila volte con l'amo.... per non parlare delle volte che mentre lanciavo agganciavo mio fratello su qualche coscia/braccio....... a mio fratello non è mai piaciuto pescare) ai più piccoli faceva tutto lui.... 
Sapete no come funziona?
Lanci e aspetti che il pesce di turno abbocchi.....
Aspetti......
Tiro su un paio di volte, il pesce si era mangiato la mia esca.... ma non si era agganciato (furbi sti maledetti).
Passata una mezzoretta.... e qualche pesce preso (da mio cugino e mio zio)... inizio a guardami in giro....
Prendo la lattina di mais... odoro....
Ficco due dita dentro, tirando su qualche chicco.... e ... assaggio...
Assaggio....
Assaggio....
Cambio barattolo.....
Assaggio....
Dopo un po' mio zio si gira.... "Mi passi la latta che rimetto l'esca a tuo fratello?"
Io: "Questa?"
Zio:"E' uguale una delle due"
Io (mandando giù l'ultimo boccone): "Zi, queste sono finite"
Zio:"Come finite, ma........ TE LE SEI MANGIATE?"
Io:"ehmmm si.... vabbè .... prendi le altre"
Zio (scuotendo la testa ...sorridento):"Ok, ragazzi...  per oggi abbiam chiuso così, che vostro cugino si è mangaito tutte le esche"

Quindi ricordatevi..... mica solo chi dorme.....
Anche "chi mangia mais.... non prende pesci"







venerdì 12 luglio 2013

Con il culo a terra....

Apro la porta di casa.... vuota (come previsto).
Lascio dove capita i vari fardelli... entro in salone ed accendo l'aria condizionata (maledetto caldo).
Vado in cucina, apro il frigo...... vuoto, ma non tanto per dire, veramente semi vuoto, nulla di
commestibile al volo. Dispensa.... vuota.
Accendo la macchina del caffè, aspetto quel paio di minuti che si scaldi e mi preparo un caffè.
Prendo il bicchierino e torno in salone.... guardo la sedia..... il divano.....
Metto il bicchierino in terra, mi siedo sul pavimento con le spalle e la testa appoggiate al divano e mi bevo "il mio pranzo".
Con il culo a terra........
 
Ma sei sicuro?  Guarda che c'è posto !!!
Questa è la frase più ricorrente, quando a casa di amici scelgo il pavimento al divano o sedia per sedermi. 
E la gente non ci vuol credere che io sto più a mio agio con il culo a terra. 
Non so perché, non me lo so spiegare ma il stare a contatto con il "terreno" mi mette a mio agio o meglio,  vuol dire che sto a mio agio,  tranquillo e senza troppi pensieri di "etichetta" per la testa.

Così ieri. 
Serata tranquilla, di quelle che scorrono veloci tra una risata, una presa in giro e qualche silenzio. Silenzi condivisi non d'imbarazzo, dove ognuno si sente libero di pensare ai cavoli suoi (cavoli che possono essere riflessioni ad una frase appena detta o ad un particolare gesto o come a tutt'altro che nulla a che fare con il luogo o con la persona con cui si è in quel momento).
Un paio di aperitivi bevuti con gusto (ma a stomaco vuoto), all'aperto, rendono la testa piacevolmente leggera, il sole ormai tramontato e un vento freddo che tira costante.
Qualche passo verso la strada che porta alla macchina, poi così come se nulla fosse, la compagna di aperitivo, svolta a sinistra.... pochi passi e si siede in terra con la schiena appoggiata ad una balaustra in legno......
Oh.... e che cavolo ecco un'altra che ha capito tutto dalla vita e non si fa tremila problemi.
Il trascorrere di un paio di secondi (necessari per raggiungerla) e mi siedo a terra anche io, più che mai ed ancora una volta a mio agio....
Oh.... io con il culo a terra ci sto bene, fate un po come vi pare.




 

lunedì 8 luglio 2013

Non prometto.... ma se prometto.... solo che poi....

Non ci si scriveva da un po.

Come stai?
Bene.
A casa tua come va?
Come sempre, come vuoi che vada.
La nana?
Cresce e rompe come al suo solito.
Tuo padre sta meglio?
Si, per fortuna pare che vada tutto, sempre sotto controllo, ma sta "bene".
Sono contenta di questo.

Conversazione di cortesia e soprattutto ho imparato che spesso (non sempre lo so) chi chiede vuole che gli si chieda.
Il mio chiedere è stato solo:

Sta ancora a Roma K?
No. tornata a casa i primi di marzo.
Non lo sapevo.
Ora lo sai.

Finita così. E come sempre io, come i cornuti (eh cazzo) ci ripenso.
Con tutto quello che potevo chiedere, perchè cavolo le ho chiesto come sta la sorella?
Perchè sono tarato ed anche se son passati tredici anni, non ho dimenticato la promessa fatta a quell'uomo.
Un uomo serio, fiero e severo, provato da una vita non facilissima, ma comunque sempre con "le spalle dritte". Difficile che non mi sentissi il suo sguardo addosso quando lui era nei paraggi.
Niente di più, perchè io non parlavo la sua lingua (iniziavo a capirla, ma mai parlata) e lui non parlava la mia.
L'ultima (ultima veramente, mia tornato) sera che mi trovavo a casa di V., eravamo sul letto a guardare la tv, quando suona il campanello di casa. Lei si alza e va ad aprire.
Sento chiaramente la una voce maschile che ormai riconosco e sento che vengono verso la camera.
Entrano V. e il padre, io saluto (in italiano) lui mi risponde nella sua lingua e si siede affianco a me sul letto, tutti e due con le spalle appoggiate al muro, lei si mette affianco al padre.
Si, strano quadretto è?
Cinque interminabili minuti a guardare il telegiornale (in italiano di un canale italiano) così posizionati.
Non so perchè non mi sentivo a disagio, anche se mi rendevo conto che ancora mancava qualcosa.
Poi, di punto in bianco si gira verso di me ed inizia a parlare.
Mi giro verso di lui e mi ritrovo incastrato nel suo sguardo, fermo serio, ma pesante, triste e con gli occhi velati dalle lacrime che iniziavano a venirgli su (non sono mai scese, son rimasta ad inumidire la pupilla).
Parlava con tono costante e mi guardava.
Pian piano mi sono accorto che V. nel frattempo stava traducendo, ma in realtà capivo perfettamente ciò che stava dicendo.
Finito di parlare di mi prende la mano per stringerla e con l'altra copre la stretta come a rafforzarla.
"Puoi fare questo?", nella sua lingua naturalmente.
Quando son cose serie è raro che io risponda immediatamente.
Quindi passano alcuni secondi, in cui rimaniamo in quella posizione a guardarci silenziosi.
"Le prometto che farò tutto ciò che mi è possibile fare", sento la voce di V. che traduce le mie parole.
Lui, accenna un si con il capo e stringe ancor di più la presa con entrambe le mani.
"So, che lo farai"
Poi si rilassa, lascia la presa e voltandosi verso la tv, appoggia nuovamente le spalle al muro.

E questo è il mio tarlo di questi giorni. Non faccio promesse, ma se le faccio le porto a termine anche a costo di rimetterci, solo che in questo caso non ho il riscontro. Non ho mai saputo e mai potrò sapere (visto che lui è morto) se quel patto fatto ormai 13 anni fa è stato rispettato.
Di mio mi son sempre detto di si. Ma boh.... non mi piace non poterlo sentirlo dal diretto interessato.








P.S.
Scazzo...... scusate. Sti tarli se non li scrivo non me li levo più dalla testa.