venerdì 19 settembre 2014

SPSP

Sei a un corso di scrittura creativa, il block notes (o il notebook o il tablet o quello che vuoi) ancora intonso pronto a memorizzare tutti i segreti del mestiere. Da qualche parte bisogna pur cominciare e la persona che vi fa lezione, per non rischiare di essere troppo innovativa, comincia dalle basi.
Come si può scrivere un racconto?
Il gesso stride sulla lavagna mentre l’insegnante vi spiega – con il tono dolce che si riserva ai cani, ai bambini e ai dementi – che ci sono due modi di narrare una storia.
In prima persona e in terza persona.
Beh, sai una cosa?
Mente.

La SPSP ti è tutt’altro che sconosciuta.
La usi nella vita di tutti i giorni per far mettere il prossimo nei tuoi panni (Ero lì ad aspettare il treno quando qualcuno mi picchietta sulla spalla. Io mi volto, ovviamente. Ora, immagina. Ti trovi davanti un vecchio in mutande e infradito. Mutande e infradito. Nel bel mezzo della Stazione Centrale. E questo vecchio ti chiede – così, come se fosse la cosa più normale al mondo: «Avrebbe cortesemente una sigaretta da offrirmi?» Guarda, non so che faccia ho fatto.) o nei panni di qualcun altro (No, non è così semplice. Se sei nato e cresciuto in un luogo in cui a otto anni i bambini sanno già sparare, è normale che tu cresca in quel modoTi svegli a stomaco vuoto e non sai se quel giorno riuscirai a mangiare. Non sai neanche se arriverai vivo a sera. È normale che da adulto, se sopravvivi, tu sia fatto in un certo modo.) o, ancora, per imporre la tua visione al prossimo (No, non mi convinci. Tu non sei fatta così. Tu questa cosa non la accetti ma non lo vuoi ammettere. Io ti conosco.).
Trovi la SPSP nelle pubblicità (Lo provi e lo ami!), nei manuali (Leviga la superficie con la carta abrasiva. Stendi il primo strato di aggrappante. Ricorda che esistono diversi tipi di aggrappante per diverse superfici.) e nelle canzoni (ti serve davvero un esempio?). Potrebbe anche esserti capitato di trovarla nei videogame, nei librogame e nei giochi di ruolo.
Il luogo in cui la troverai meno, invece, è la narrativa.

Qualche mese fa è stato aperto su Facebook un gruppo chiamato Scrittori che danno del tu ( https://www.facebook.com/groups/776881485667317/ ). Lo scopo era molteplice: cercare di capire quanti conoscessero questa tecnica di scrittura, quanti l’amassero e quanti l’odiassero, e perché; confrontarsi, scambiarsi narrativa in SPSP e cercare di capire cosa questo poco usato punto di vista permetta allo scrittore che vuole esprimere la propria creatività.
Il gruppo ha avuto un insospettato successo, soprattutto in termini di narrativa prodotta. I membri hanno postato dei brevi racconti in SPSP incredibilmente vari tra loro, come tanti tasselli dello stesso mosaico. Stesso mezzo narrativo, diverse interpretazioni, diverse possibilità.
Per questo motivo, si è deciso di ampliare il progetto indicendo una Selezione di racconti in SPSP (gratuita). È stato creato un sito ( http://spspfiction.wordpress.com/ ), su cui sono stati messi il bando e la giuria, ed è stato creato un evento su Facebook ( https://www.facebook.com/events/342400925933627/ ).
Lo scopo della Selezione?
Sempre lo stesso molteplice scopo: incitare gli scrittori a sperimentare l’uso della SPSP, declinando la propria creatività per rivolgerla a quel Tu che è sia protagonista che lettore.
Hai mai provato?

Questa è l’occasione giusta.
☼☼☼☼☼☼
P.S.: Detto ciò, ci tengo a specificare che quanto scritto sopra non è opera mia, ho semplicemente riportato l'iniziativa di SERENA, l'ideatrice e fondatrice della SPSP .. perché...perché la ritengo una cosa bella e valida.


15 commenti:

  1. Figo.
    Io mi ricordo che a scuola spesso scrivevo in SPSP (ovviamente inconsapevolmente) e la mia insengante mi correggeva dicendo che era sbagliato scrivere in quel modo ma si doveva usare "l'impersonale".
    Da che il tu era un errore siamo arrivati a fare del "TU" uno stile di scrittura.
    Ripeto, FIGO! :-)

    RispondiElimina
  2. io non riesco a farne a meno...
    lo trovo un tratto distintivo del mio essere la scrittrice scrausa ed aspirante che sono!

    RispondiElimina
  3. Oh. Sono rimasta senza parole. Un post scritto da Dio, in SPSP...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ha stupito anche me, poi ho visto alla fine che specifica che ha riportato l'iniziativa di Serena (ciccio chi è Serena?????? ;-) ) e ho detto "aaaaaahhh ecco, ora si spiega tutto!!!!!"

      bravo ciccio e bravi chi si cimenteranno :)

      Elimina
  4. Che poi si da del tu perché il lei pare proprio arcaico. muhahahahahahah.
    Idiozie a parte, capito il concetto e io uso questa tecnica sempre, praticamente.

    RispondiElimina
  5. E io che stavo per dirti " e bravo Boh!!!" :-D il corso di scrittura mi piacerebbe, ma soffro di ansia da prestazione cronica e se mi chiedessero di scrivere qualcosa farei le cornicette come alle elementari :-)

    RispondiElimina
  6. E se uno non c'ha profili FB?

    comunque io con gli stili mi ci sono divertito, leggi qui:

    http://vorreiessereunbaol.blogspot.it/2010/08/una-storia-diversi-stili.html

    RispondiElimina
  7. Di solito rispondo a tutti, ma in questo caso faccio una calderone quì sotto, visto che neanche il P.S. di questo post è mio... quindi :p
    MI piace questo stile di scrittura, ma per i miei gusti egocentrici ha la pecca leggerlo e di sentirmi con il "dito puntato" ..... Ho letto però dei racconti veramente, veramente belli.
    Se qualcuno vuol partecipare, dopo io mi diverto a leggere (o forse scrivo qualcosa...boh).
    @Baol .... uhm.... c'è comunque il bando sul blog :) http://spspfiction.wordpress.com/bando/
    e vengo a legge gli stili (ed io che conoscevo solo, dorso, rana, stile libero, farfalla e delfino) :p

    RispondiElimina
  8. Insomma Seconda Persona Singolare.
    E la seconda P della sigla?

    RispondiElimina
  9. Mi sembra comprensibile che i docenti di scrittura creativa non prendano in considerazione - se non marginalmente - la seconda persona. Quando si insegna si procede spesso per schematizzazioni: prendi ad esempio gli "elementi essenziali di un racconto e/o di un romanzo", che vanno benissimo per tenere un corso ad aspiranti scrittori ma che nell'attività di qualunque scrittore professionista sono bellamente messi da parte. Un po' come quando impari a guidare: ti insegnano a guardare sempre negli specchietti e a fare tutta una serie di altre cose che dopo che hai la patente non fai più :)
    Il primo libro che ricordo di aver letto scritto in seconda persona è "Le mille luci di New York" di Jay McInerney (quello che oggi verrebbe chiamato un "romanzo generazionale"). A mio modesto parere, il fatto che sia scritto in seconda persona piuttosto che in prima o in terza non aggiunge e non toglie nulla alla sua qualità letteraria (che secondo me è apprezzabile, ma anche qui è questione di gusti).

    RispondiElimina